“Dal marmo al missile”: le opere in mostra / 1

SEZIONE NUMERO UNO – Allestita all'Orangerie della Reggia di Monza
DAI LUOGHI AGLI SPAZI

La sezione esemplifica una cruciale trasformazione del paesaggio nello specchio dell’arte.

Luoghi e spazi infatti, da rappresentazioni più o meno fedeli di campagne, situazioni e contesti, si fanno nel tempo sempre più autonomi dalla realtà visiva ed espressione di emozioni o intuizioni. Un passaggio chiave, documentato dalle opere qui esposte che includono dipinti dell’Ottocento e del primo Novecento, paesaggi di fabbriche e periferie in via di industrializzazione, centri dove le esigenze economiche della committenza imprenditoriale incontrano i paradigmi di una nuova, possibile bellezza.

Industrializzazione, turismo e altri fenomeni capaci di imprimere nitide trasformazioni al paesaggio offrono lo spunto per interpretazioni pittoriche (da Turisti nella campagna romana di Adolfo Tommasi alla Spiaggia di Alassio rappresentata da Emilio Gola nel 1917 e da Ermenegildo Ripa nel 1931), il cui soggetto privilegiato sono senz’altro le periferie punteggiate da ciminiere vecchie e nuove e i primi “non luoghi”.

Ma nel secondo dopoguerra le cose cambiano. All’informale con le sue immersioni totalizzanti nel corpo dell’opera, estroflessione di un “io” gravido di umori e di tragedia, subentra una stagione più fredda e più lucida: l’arte contemporanea ha drasticamente modificato l’idea stessa di “luogo” e di spazio, proponendosi spesso come paesaggio essa stessa. Cambiano così innanzitutto le città grazie a immagini di sapore pop o vagamente metafisico proposte per esempio da Valerio Adami, Franco Fontana, Thomas Ruff e Christo, celebre per le sue numerose azioni di sottrazione e occultamento di monumenti emblematici. Ancora più drastica l’interpretazione di New York proposta da Lucio Fontana: la Grande Mela è trasformata in una serie di tagli su rame che evoca luci sfavillanti e spazi riflessi sulle pareti di vetro dei grattacieli. In altri lavori, realizzati per lo più fra gli anni ‘60 e ’70, quando i linguaggi del contemporaneo subiscono un’accelerazione decisiva, il luogo, o l’altrove, sono già lì, “fatti” e non semplicemente rappresentati, situazioni immersive, pronte per essere vissute.

Spazio e tempo diventano infatti fenomeni totalizzanti nelle interpretazioni di Mario Nigro, Dadamaino, Agostino Bonalumi o Vincenzo Agnetti, mentre Richard Long ricostruisce simbolicamente luoghi atavici attraverso arcaici circoli di pietre. L’idea di viaggio e di movimento, infine, ravviva la ricerca di Salvatore Scarpitta e Pino Pascali; un viaggio che termina emblematicamente sulla luna, esplorata da Neil Amstrong e Buzz Aldrin esattamente cinquant’anni fa, il 21 luglio 1969.

È questo, forse, l’ultimo paesaggio.

Scopri di più su Filanda nel bergamasco, di Pietro Ronzoni
Scopri di più su Tramonto sul Lambro, di Emilio Borsa
Scopri di più su Camel, di Valerio Adami
Scopri di più su Sal's Red Hauter Special, di Salvatore Scarpitta
Scopri di più su Missile, di Pino Pascali

Scopri di più su NASA – Apollo 11 Moonwalk di Neil Armstrong