Prevenire l’anoressia dai banchi di scuola: ecco “Le emozioni nel piatto”

Intanto il logo del progetto, con quel torsolo di mela che, allo specchio, si vede differente da quello che è.

«Il logo del Fondo per l'Anoressia – ha commentato Laura Fumagalli, responsabile del Fondo – dà una visione immediata e facilmente comprensibile dello stato mentale delle persone affette da anoressia: sono magre, a volte magrissine. Ma agli occhi della loro mente, che diventano in questi casi una specie di specchio deformante, si vedono grassissime». Il progetto "Le emozioni nel piatto" è stato presentato ufficialmente martedì scorso, il 26 novembre, negli spazi de La Meridiana di vialone Battisti, di fronte a un pubblico numeroso. Un lancio in grande stile per il progetto che, adesso, ha portata nazionale e che si propone di prevenire l'anoressia a partire dai banchi di scuola. 

L'iniziativa «si sviluppa intorno a un'idea forte – spiegano i suoi promotori – richiamare i bambini a un protagonismo attivo nei confronti delle loro scelte e delle loro abitudini alimentari, così da promuovere atteggiamenti positivi sul piano della conoscenza di sé,
della responsabilità nelle relazioni interpersonali, della conquista di una propria autonomia, nonché dello sviluppo della propria personalità e capacità critica». Ecco allora che per la scuola dell'infanzia, il percorso si centra sull'uso dei sensi: l’attenzione al gusto, la curiosità nei confronti del cibo, la gioia della convivialità. Per la scuola primaria, invece, il focus si sposta invece sulla conoscenza del cibo per cogliere in piano l’essenza del rapporto tra ciò che mangiamo e il nostro benessere fisico e mentale.

Racconti, cartoni animati, giochi, schede didattiche, libri da costruire, poster da completare, animazioni, incontri con esperti, filmati e guide destinate agli insegnanti e alle famiglie: sono questi gli strumenti messi a punto dall’equipe di esperti impegnati nel progetto e resi disponibili gratuitamente al sito che fa da fulcro all’intero progetto, www.leemozioninelpiatto.it. «Un sito bellissimo ed esaustivo – prosegue Fumagalli – che adesso andremo a far conoscere di scuola in scuola». Coinvolti nell'iniziativa, oltre all'istituto comprensivo Paccini di Sovico, al liceo artistico Modigliani di Giussano e il Da Vinci di Carate, anche un’equipe di educatori, neuropsichiatri, psicologi, nutrizionisti ed esperti di educazione alimentare, che hanno seguito le più attuali direttive del ministero della Salute e del Miur.

«Mio padre, il Cavaliere del Lavoro Peppino Fumagalli, co-fondatore della Candy – Hoover Group, deceduto nel 2015, è stato sempre molto sensibile ai problemi sociali – ha proseguito la figlia Laura – La morte per anoressia della figlia di un caro amico lo aveva talmente toccato nel profondo che in lui è nata l’idea di contrastare e vincere questa subdola malattia. Aveva così costituito, con altri donatori, presso la Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, nata grazie alla sua dedizione, il Fondo per l'Anoressia Famiglia Peppino Fumagalli, che però non è riuscito ad utilizzare prima del suo decesso. La mia famiglia ha quindi deciso di soddisfare il desiderio del padre e di impegnarsi nell’ambito dei disturbi alimentari ed in particolare nell’attività di prevenzione dell’anoressia. Importante, per la buona riuscita del progetto, la collaborazione degli insegnanti e il coinvolgimento dei genitori.

Dopo gli incidenti stradali, l'anoressia è la causa di morte più diffusa tra gli adolescenti. Ma può colpire chiunque, dai bambini agli anziani, e la cause scatenanti possono essere parecchie. Ecco allora che è importante non sottovalutare diversi possibili campanelli d'allarme, soprattutto nei più piccoli. "Le emozioni nel piatto" invita a considerare alcuni elementi "che possono dare un’idea di come il bambino si rapporti alla propria immagine corporea e di come viva il rapporto col cibo". Eccone alcuni. Osservare se il mangiare sia vissuto con gioia e rilassatezza, oppure come un momento di tensione, attraverso la quale vengono messi in gioco autostima e valore personale. Verificare se per il bambino ricevere cibo costituisce la conferma di un atto d’amore e di cura, oppure se lo viva come una richiesta di prestazione impegnativa e ansiogena. Osservare se il bambino associa al momento dei pasti dei rituali ricorrenti (ad esempio, se analizza il cibo nel piatto minuziosamente e lo suddivide in tante parti). Considerare il modo con cui vive la propria immagine corporea e l’importanza che le attribuisce. Tenere conto di particolari atteggiamenti: tendenza eccessiva al perfezionismo, aggressività verso se stesso o gli altri".