Cupola di Desio, al via i lavori di restauro

Sabato 22 maggio verrà posizionata la gru e si aprirà il cantiere che rimarrà attivo per circa nove mesi

La data annunciata è quella di sabato 22 maggio 2021: il centro storico sarà pressoché blindato per consentire il passaggio e il posizionamento della gru che verrà elevata fino agli oltre 60 metri di altezza della cupola della basilica dei SS. Siro e Materno. Siamo dunque vicini all’inaugurazione del cantiere nel quale per circa nove mesi decine di operai si prenderanno cura della copertura in ardesia del simbolo della città di Desio, ammalorata dal tempo e dagli agenti atmosferici.

Nella suggestiva cornice di un altro luogo simbolo desiano, la Sala delle colonne di Villa Tittoni, lunedì 10 maggio si sono riuniti i principali attori del progetto di recupero: Monsignor Gianni Cesena, parroco di SS. Siro e Materno e responsabile della Comunità Pastorale cittadina; Roberto Corti, sindaco di Desio; Marta Petenzi e Luigi Losa, rispettivamente segretario generale e vicepresidente di Fondazione della Comunità Monza Brianza onlus; Gianluca Gatto, progettista e direttore lavori; Massimo Brioschi, storico; Marco Sala, coordinatore del gruppo di lavoro ‘Salviamo la cupola’; Elia Ranza, titolare di Caliber srl, impresa esecutrice dei lavori.

“La parrocchia si rivolge a tutti i cittadini desiani e non solo – ha detto ha detto Mons. Gianni Cesena -. Facciamo un appello alle donne e agli uomini di buona volontà perché questo intervento possa essere portato a termine con successo e la città stessa possa ritrovarsi attorno alla sua basilica con un’identità più forte”. L’obiettivo è quello di sostituire le 28 mila scandole che ricoprono la cupola, costruita nel 1895: “Questo intervento – ha continuato il parroco – ha una molteplicità di significati. Il più immediato è quello della tutela di un bene artistico che è importante per tutta la città. Ma questo monumento è anche una chiesa, dove ogni giorno si celebrano importanti funzioni che riguardano la vita delle singole persone. E’ la casa di una comunità cristiana che si inserisce nella storia della città, per i servizi che intende continuare a svolgere nel campo religioso, ma anche in quello educativo e sociale, con l’attenzione ai poveri e alle situazioni di bisogno. Non dimentichiamo poi il carattere spirituale di questo luogo, che vogliamo tutelare: ogni chiesa è un richiamo all’interiorità dell’uomo. L’ho definita un’oasi di pace, di riflessione e di preghiera. In questo caso non si rinnova solo un rivestimento: si deve rinnovare anche il cuore interiore della città, la sua identità, il suo sguardo sul futuro”.

Il sindaco di Desio Roberto Corti ha ricordato come l’amministrazione comunale intenda sempre “mettersi al fianco di chi nella città si occupa degli altri. Nel caso specifico la Basilica è uno dei simboli della città, insieme al suo campanile e a Villa Tittoni. Tutti ci sentiamo corresponsabili del mantenimento di quello che è un bene storico, simbolo di fede, ma anche simbolo laico, visto che il cuore della città è costruito proprio attorno a questo edificio”.

Secondo Massimo Brioschi, uno dei maggiori esperti delle vicende storiche desiane, quando “si arriva sotto la cupola si viene catapultati nel tempo alla fine dell’Ottocento, in un mondo di valori completamente diverso da quello attuale”. “La cupola non è solo il tetto di un edificio sacro – ha detto Brioschi -, è una creazione anomala, tanto è vero che quando sono stati avviati i lavori non era prevista. E’ nata durante l’esecuzione dei vari progetti. In quest’opera c’è di tutto: l’orgoglio campanilistico, le tensioni sociali, le ambizioni di avere una cosa fuori dall’ordinario, i tentativi di coordinare tutta la realtà cittadina intorno ad un unico progetto. Alla fine dell’Ottocento Desio stava uscendo dal ‘suo’ Medioevo: cessava di essere una realtà contadina e cominciava ad entrare in contatto con una realtà sociale, economica, produttiva complessa, che la proiettava in ambiti sempre più grandiosi”.

Brioschi ha raccontato un episodio che spiega “il tentativo di convogliare tutte le tensioni dell’epoca in un progetto che doveva catalizzare tutte le forze cittadine. Quando iniziarono i lavori c’era il problema di posizionare e movimentare i materiali in arrivo via ferrovia. Non c’era lo spazio fisico per muoversi. Venne ideato un progetto di una complessità incredibile. Venne demolita l’abside della vecchia basilica. I cittadini desiani, gratuitamente, con la loro carriola, si presentarono tutti i sabati e le domeniche: caricavano la carriola di macerie, la portavano alla stazione, creando la rampa che sale alla stazione, fatta praticamente di cocci della vecchia basilica. Nel frattempo la fabbriceria comprò un terreno di fianco alla stazione da cui cavare sabbia. In questo modo i desiani, dopo aver portato i cocci alla stazione, tornavano in centro con la carriola piena di sabbia, utile per la costruzione della nuova basilica. Questo sistema è andato avanti per quattro anni. E’ un lavoro colossale, in gran parte collettivo. Qui non c’è di mezzo il tetto di un edificio di culto, c’è di mezzo l’identità desiana. Lasciarla andare vuol dire mandare in pezzi il nostro essere desiani”.

Per sostenere l’ambizioso impegno la Parrocchia SS. Siro e Materno ha attivato anche un Fondo presso la Fondazione per la Comunità Monza Brianza onlus. Il segretario generale Marta Petenzi ha affermato che “le due parole chiave sono comunità e solidarietà. Questo si coniuga bene con l’attività della Fondazione, che opera da oltre vent’anni sul territorio, sostenendo progetti in ambito sociale, culturale e ambientale. Per lo specifico progetto relativo alla cupola desiana è stato attivato un fondo solidale, aperto a tutti, per consentire a tutti, cittadini e imprese, di contribuire con una donazione”. Tutte le indicazioni per devolvere un sostegno economico si trovano nella pagina del sito internet della Fondazione dedicata al progetto ‘Salviamo la cupola’.

Luigi Losa, vicepresidente della Fondazione, ha sottolineato “quanto questo bene sia ben più di una cupola, sia per quello che è stato vissuto dalla comunità che l’ha realizzata, sia per quello che rappresenta soprattutto oggi, in un momento di disorientamento, di stanchezza e di sfiducia”. Secondo Losa “queste operazioni possono rappresentare un motivo in più per ritrovarsi attorno a elementi che non sono solo simbolici, sono qualcosa di necessario e utile alla propria vita personale e comunitaria. La Fondazione non è solo un ente erogatore, ha il ruolo di stare al fianco delle comunità per aumentare questo spirito di appartenenza e di salvaguardia di un’identità”.

La comunità parrocchiale sta proponendo una serie di iniziative per sensibilizzare fedeli e cittadini. E’ nato un gruppo di lavoro, coordinato da Marco Sala: “C’è una domanda di fondo: ma in un momento come questo è giusto chiedere alle persone di contribuire ad un’opera così costosa? Rispondo di si – ha detto -. E’ il momento giusto per riprendere con gli investimenti. Se riusciamo a coinvolgere le persone attorno a questo progetto stimoliamo anche la generosità delle persone. Chiediamo alle persone che in questo periodo non sono state colpite dal Covid di essere generose, per ridare fiato e speranza a tante altre persone che hanno avuto un periodo più difficile”.

Il rifacimento della copertura della cupola richiede una spesa di 800.000 euro. Regione Lombardia e Comune di Desio hanno concesso un contributo di circa 200.000 euro. Servono dunque circa 600.000 euro. E’ stato ottenuto un finanziamento, che rappresenta una rete di protezione: “L’importante è coprire questo investimento in pochi anni – ha aggiunto Sala -, altrimenti bloccheremmo tutto quello che la parrocchia vuole fare anche per altre situazioni non meno importanti. Don Gianni ha ricordato più volte che la parrocchia non vuole venire meno, nonostante questo impegno di emergenza, a tutte le iniziative sociali che svolge”.

Gianluca Gatto è l’architetto che sta seguendo la progettazione e la direzione lavori: “Ho inizialmente cercato di raccogliere documentazione, volendo innanzitutto capire che tipo di intervento fosse stato fatto nel 1976 – ha dichiarato -. In quell’occasione è stata cambiata una parte della sottostruttura lignea per quasi 40 mc, oltre a tutte le parti esterne in ardesia, che è arrivata dalla Liguria. Questo lavoro di studio è stato prezioso e mi ha permesso di comprendere spessori, dimensionamento e trattamento delle scandole, il tipo di chiodi in acciaio inox utilizzati e via discorrendo. Ci stiamo ora adoperando, attraverso tutta una serie di rilievi e di studi, di realizzare un’opera che possa durare nel tempo. L’ardesia arriverà dalla valle di Fontanabuona, vicino a Genova”.

L’azienda incaricata per i lavori è Caliber srl, con sede in Val Seriana, nella bergamasca. Il titolare Elia Ranza si è detto “orgoglioso” di poter effettuare questo lavoro: “Ci teniamo tantissimo, lavoriamo da sempre con passione. Lo faremo anche questa volta, in un’opera così importante per la città di Desio” – ha concluso.

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